Dibattito in aula sull’ipotesi di realizzare un CIE in Toscana. La Consigliera Monica Sgherri: il Consiglio ha detto oggi un chiaro no a quei modelli illegali e inumani e ha indicato una strada di integrazione.
2010-06-09
CIE DEFAPPROVATA.doc
(Microsoft Word Document
35Kb)
Quando si chiede la realizzazione di un altro – in questo caso in Toscana - Centro di Identificazione ed Espulsione, così come fa la destra, si dovrebbe partire da cosa ci insegna l’esperienza di quelli già operativi: luoghi in cui, invocati per il rispetto della legalità, è istituzionalizzata l’illegalità, cioè la detenzione senza aver commesso alcun reato nonché senza processo e il non rispetto dei diritti umani e fondamentali della persona, contravvenendo quindi alla Costituzione repubblicana e alle norme internazionali.
Per questo è positivo che la mozione presentata della maggioranza consiliare impegni la Giunta – fra l’altro – a ribadire la propria contrarietà ai modelli dei Centri finora sperimentati, a proporre modello alternativo e a favorire processi di inclusione sociale con l’obbiettivo di costruire una comunità plurale e coesa.
Così Monica Sgherri, – Consigliera Regionale del Gruppo della “Federazione della Sinistra Verdi” in merito al dibattito di oggi in aula sull’ipotesi di realizzazione di un CIE in Toscana. Quanto si chiede legalità – prosegue Sgherri – la si deve perseguire attraverso la legalità, e i CIE, per le motivazioni sopra ricordate, non vi rientrano.
E’ inoltre mistificatorio invocarli per contrastare l’immigrazione clandestina che insiste nell’area dove essi sorgono in quanto – per la maggior parte – vi vengono mandati migranti che sono giunti nel nostro paese a causa degli sbarchi, quindi in gran parte provenienti dal sud Italia, ed inoltre doveroso ricordare come tali Centri siano estremamente costosi oltre che irrispettosi dei minimi diritti umani delle persone: questo non lo dicono indagini di parte ma fior di rapporti fra cui quelli di Amnesty International, Medici Senza Frontiere, ecc.
Centri dove oltretutto la convivenza e l’integrazione è ulteriormente minata dalla compresenza in ambiti ristetti ed angusti di persone di provenienze e con storie diverse, senza nessun supporto della mediazione culturale.
Oggi il Consiglio Regionale – tramite l’approvazione della mozione di maggioranza – dice un chiaro no a quei modelli e – pur dovendo garantire, per legge, la collaborazione istituzionale al momento della richiesta del governo nazionale di realizzarne uno anche in Toscana - propone un modello alternativo che faccia del rispetto della dignità della persona, del garantire l’integrazione e regolarizzazione amministrativa e lavorativa, ecc. i suoi punti qualificanti.
Indicazioni che valorizzano le prerogative legislative della Regione, fra cui la legge 29 del 2009, in coerenza con la tradizione di accoglienza che ha sempre caratterizzato la Toscana.
Indirizzi che, ne sono fortemente conscia, contribuiranno a scacciare dalla nostra regione la logica del diverso come nemico.
IN ALLEGATO IL TESTO DELLA MOZIONE DELLA MAGGIORANZA CONSILIARE APPROVATA DALL'AULA

